MICROCEANO

DIATOMEE Il mare che arde di notte Da sinistra a destra: Chaetoceros affinis, foto di Federica Cerino, OGS Haslea silbo, foto di Isabella Percopo, MOTax - RIMAR - SZN Tra gli organismi più affascinanti del fitoplancton spiccano le diatomee, un gruppo importante di alghe unicellulari che popolano gli oceani e i corsi d’acqua di tutto il mondo, ma soprattutto le acque delle regioni artiche e antartiche. Vere e proprie regine di trasformismo, possono assumere tantissime forme: a nastro, a ventaglio, a zig-zag o a stella. Le loro dimensioni sono molto piccole e oscillano tra i 2 e i 200 micrometri. Una delle loro particolarità morfologiche è il frustulo, ovvero la parete cellulare composta da due gusci rigidi di silice, che si incastrano l’uno dentro l’altro. Il colore principale è il verde clorofilla, il pigmento tipico dei cloroplasti presenti all’interno di questi organismi eucarioti. Grazie al frustulo, alle peculiari forme geometriche e ai colori molto brillanti le diatomee vengono chiamate anche “gioielli del mare”. La loro bellezza, all’inizio del Novecento, grazie alle prime osservazioni al microscopio, ha ispirato diversi artisti. Ma sbagliereste a considerarle alla stregua di “accessori di bellezza”. Le diatomee sono una delle componenti dominanti del fitoplancton nelle acque costiere ricche di sostanze nutritive e danno vita alle fioriture oceaniche primaverili. Grazie alla loro capacità riproduttiva “spinta” rivestono un ruolo particolarmente importante nel funzionamento degli oceani: contribuiscono a circa il 45% della produzione primaria totale di materiale organico e producono un quarto dell’ossigeno del nostro pianeta. E come se non bastasse, ci forniscono anche benefici materiali. I depositi dei frustuli di diatomee, sedimentandosi sul fondale, hanno infatti creato una roccia sedimentaria friabile nota come diatomite, ampiamente utilizzata in agricoltura e nella produzione di vernici, abrasivi e persino dentifrici.

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