MICROCEANO

Da qualche anno il plancton è oggetto di ricerche scientifiche volte a studiare l’utilizzo, a fini industriali e commerciali, delle sue proprietà, a partire da quelle nutrizionali. È il caso, ad esempio, del krill e di alcune microalghe. Il krill è soggetto a una forte pressione di pesca ma viene anche allevato, per essere usato dalle aziende di acquacoltura come cibo per i pesci e dall’industria alimentare per produrre integratori a base degli acidi grassi Omega 3 di cui è ricco. Tra il fitoplancton, le ricerche si sono concentrate su poche microalghe tra cui Tetraselmis chuii, da cui è possibile estrarre acidi grassi Omega 3 e 6, vitamine E e C, e minerali come ferro, calcio, fosforo, iodio, magnesio e potassio. Per queste sue proprietà nutrizionali, la microalga viene coltivata e poi lavorata e venduta come integratore alimentare in forma di polvere disidratata o in compresse, ma anche come esaltatore del sapore di mare per condimenti e cibi, e per elementi complementari di farmaci e cosmetici. Un’altra frontiera della ricerca sul plancton è quella che riguarda il possibile utilizzo delle microalghe per la produzione di biocarburanti. Una applicazione promettente secondo alcuni ricercatori, ma al momento ancora “in alto mare”: sebbene alcuni studi sperimentali abbiano infatti portato alla produzione di biodiesel prodotto da alghe marine, testato con successo sul motore di un’automobile, portare la produzione a livelli industriali e mantenerne nel contempo la sostenibilità ambientale ed economica si è rivelato finora difficile. Ricorreremo di nuovo al plancton per salvarci dalla crisi climatica? GLI USI INDUSTRIALI I micro in pillole Da sinistra a destra: Antipasto di fitoplancton, foto di Lisa Peratoner, WWF AMP Miramare Capsule di krill antartico, foto dal Web CC

RkJQdWJsaXNoZXIy MjQ4NzI=