Protozoi dal diametro compreso tra 0,1 e 0,2 mm, i radiolari sono organismi planctonici del tutto singolari. Sebbene siano eterotrofi (ossia ricavano il proprio nutrimento da altri organismi, come gli organismi zooplanctonici), ospitano al loro interno delle alghe simbiotiche, in particolare zooxantelle, che grazie alla fotosintesi forniscono la maggior parte dell’energia all’organismo radiolare, in cui trovano riparo e un ambiente nutritivo. Queste alghe vengono chiamate dai ricercatori “endosimbionti fotosintetici”, in quanto vivono con gli organismi che le ospitano una relazione che si può definire mutualistica, ossia di scambio reciproco di “favori”. Questo esempio di cooperazione cellulare sembra risalire addirittura al periodo giurassico, tra i 200 e i 150 milioni di anni fa, quando l’oceano era molto povero di sostanze nutritive e relazioni mutualistiche come queste erano essenziali per la sopravvivenza. I radiolari vivono in tutti gli oceani del nostro pianeta e si trovano soprattutto vicino alla superficie, dove possono dare origine a colonie di sfere gelatinose facilmente visibili dai subacquei. Sono molto apprezzati per i loro intricati scheletri minerali fatti di silice, che danno loro le sembianze di veri e propri gioielli. Queste forme silicee sono state di ispirazione anche per le opere di Ernst Haeckel, l’artista-scienziato vissuto a cavallo tra l’800 e il ‘900 e che ha condotto i primi studi su questi organismi, contribuendo alla loro conoscenza. Ma gli scheletri dei radiolari hanno soprattutto una rilevanza scientifica: la presenza dei loro fossili in sedimenti di oltre 500 milioni di anni è fonte di preziose informazioni sull’evoluzione dell’oceano e dei cambiamenti climatici I RADIOLARI Animali o vegetali? Da sinistra a destra: Sticholonche zanclea (ameba planctonica), foto di Marina Monti, OGS Sticholonche zanclea (ameba planctonica), foto di Marina Monti, OGS
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