IL KRILL Tra le balene e le diatomee Da sinistra a destra: Sinelobius sp., foto di Alenka Goruppi, OGS Larva fillosoma di crostaceo, foto di Tea Juretić, OGS Oltre agli “eroici” copepodi, lo zooplancton pullula di migliaia di altri crostacei. Tra questi, il più conosciuto è indubbiamente il krill, un gruppo di crostacei delle dimensioni di 1-2 centimetri, presente in tutti i mari del mondo ma maggiormente concentrato ai poli. La specie più abbondante è infatti il krill antartico (Euphasia superba), la cui ampissima diffusione si deve all’incredibile capacità riproduttiva della specie: ogni singola femmina è in grado di liberare nella colonna d’acqua dalle 7 mila alle 10 mila uova. Sebbene la popolarità del krill abbia a che fare con le splendide balene che se ne nutrono a tonnellate, la sua vita da preda è decisamente meno interessante delle sue abitudini da predatore. Nutrendosi di fitoplancton, uno dei suoi “piatti” preferiti è rappresentato dalle diatomee. Durante l’inverno, queste rimangono intrappolate nelle calotte glaciali e soltanto a fine primavera riescono a liberarsi dai ghiacci, dando il via a un enorme banchetto che segna idealmente l’innesco della rete alimentare marina. Il krill è dunque un elemento chiave della catena trofica: essendo un organismo erbivoro, è in grado di canalizzare la materia organica prodotta dal fitoplancton verso una grande quantità di organismi dell’ecosistema antartico come balene, foche, pesci, pinguini e cefalopodi. Ecco perché la pressione di pesca a cui è sottoposto - in paesi come Russia, Cile, Polonia e Giappone i pescherecci arrivano a prelevare dalle 300 alle 400 tonnellate giornaliere di questi crostacei, preziosi perché se ne estrae un olio essenziale ricco di Omega 3 - è una grave minaccia per l’intero ecosistema antartico. Accanto al krill, lo zooplancton annovera tantissime larve di crostacei, molto spesso difficilmente riconoscibili rispetto all’individuo adulto. Durante le loro diverse fasi larvali, come il nauplio o la zoea, questi microscopici organismi, con le loro appendici con cui fanno a pezzi le prede, e con i loro movimenti a scatti e ripetitivi per raccogliere le particelle di cibo attaccate alle loro setole, ricordano dei curiosi robot in miniatura.
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