MICROCEANO

I COPEPODI I sequestratori di carbonio Da sinistra a destra: Euchaeta marina, foto di Iole Di Capua, MOTax - RIMAR - SZN Calanus helgolandicus, foto di Manja Rogelja, Acquario di Pirano I copepodi sono piccoli crostacei presenti in quasi tutti gli habitat di acqua dolce e salata. Sono il gruppo più abbondante dello zooplancton, con oltre 14mila specie, con dimensioni comprese tra 0,2 e 10 millimetri. Secondo alcuni scienziati, i copepodi formano la più grande biomassa animale sulla terra insieme al krill antartico, costituendo insieme l’80% della biomassa di zooplancton globale. Non tutti sono erbivori: si calcola che circa la metà fra tutte le specie di copepodi descritti siano parassiti. Si attaccano a pesci ossei, squali, mammiferi marini e molti invertebrati come molluschi, tunicati e coralli. Principale nutrimento di piccoli pesci e altri crostacei, sono un anello essenziale nella catena alimentare marina ma rivestono un ruolo molto importante anche per lo stoccaggio della CO2 sul fondo del mare. Il perché è presto detto. La necessità continua di cercare altri organismi di cui nutrirsi e al tempo stesso di sfuggire ai predatori, li ha portati a sviluppare una particolare strategia evolutiva: le migrazioni giornaliere. Di notte, sfruttando le tenebre che li aiutano a nascondersi alle migliaia di predatori, arrivano in superficie per pascolare e mangiare quantità enormi di fitoplancton: dalle 10 mila alle 100 mila diatomee o dinoflagellati al giorno, che catturano provocando delle correnti con le loro appendici e parti boccali o balzando improvvisamente sulle prede, che intercettano grazie a specifici segnali chimici. Di giorno invece, per nascondersi dai predatori, si dirigono verso il profondo blu fino a raggiungere i fondali marini, su cui si adagiano le mute dei loro esoscheletri e i loro granuli, intrappolando l’anidride carbonica. Grazie ai loro elevati tassi di crescita e alla loro distribuzione uniforme a livello globale, si ritiene che i copepodi contribuiscano più di qualsiasi altro gruppo alla produttività secondaria degli oceani del mondo e all’immagazzinamento dell’anidride carbonica, assorbendo circa 2 miliardi di tonnellate di carbonio all’anno: l’equivalente di circa un terzo delle emissioni umane di carbonio.

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