MICROCEANO

LA COMUNICAZIONE Senti chi parla Da sinistra a destra: Stadi larvali di ctenoforo, foto di Alenka Goruppi, OGS Diatomee, foto di Federica Cerino, OGS Per quanto abbia rivestito un’importanza fondamentale nell’evoluzione dell’essere umano, la comunicazione non è certo una nostra prerogativa esclusiva. Ogni specie animale e persino vegetale ha i propri sistemi e le proprie strategie comunicative, e gli organismi microscopici marini non fanno eccezione. Alcuni studi hanno dimostrato che ci sono organismi planctonici in grado di comunicare attraverso segnali chimici: sostanze organiche che vengono rilasciate e scambiate con altri individui della propria specie e di specie diverse, con il fine ultimo di “dire” qualcosa. Un’altra forma di comunicazione sono i segnali luminosi. Molti organismi planctonici possiedono organuli sensoriali che permettono loro di notare le variazioni di luce: pensiamo alle fioriture bioluminescenti che attivano la reazione chimica solo quando vengono “infastidite” da un’azione esterna. Non è essa stessa una strategia comunicativa? Per alcune specie di zooplancton è il suono a svolgere un ruolo centrale: funge da importante canale di comunicazione tra gli individui, ad esempio durante le diverse fasi dell’accoppiamento, nell’aggregazione tra organismi della stessa specie e spesso come avvertimento di pericolo. Il suono permette di raccogliere una grande quantità di informazioni sull’ambiente circostante (la “scena uditiva”), fornendo una visuale in tre dimensioni dello spazio circostante il singolo organismo. In estate, se ci si immerge in acqua e si ascoltano attentamente i rumori subacquei, con un po’ di fortuna, si può sentire una sorta di crepitio costante: è il suono prodotto dalla rapida chiusura di una delle chele frontali dei piccoli gamberi schioccatori (o gamberi pistola), utile sia per l’alimentazione che per la difesa territoriale. Ogni forma di comunicazione, in qualunque modo si manifesti, ha l’obiettivo di tenere un individuo “informato” su quello che gli accade intorno e a fornirgli, alla fine, maggiori possibilità di sopravvivenza.

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