MICROCEANO

I BATTERI Gli spazzini del mare Da sinistra a destra: Biofilm con diatomee in 3D, foto di Tamara Cibic, OGS Diatomee e batteri (in blu) in 3D, foto di Tamara Cibic, OGS Forse non ci avete mai pensato, ma quando ci tuffiamo in mare, nei 2 metri cubi d’acqua in cui ci immergiamo siamo in compagnia di un trilione di organismi. Fitoplancton e zooplancton, certo, ma soprattutto batteri. In un litro di acqua di mare si può trovare un bilione di organismi batterici. Sono pericolosi per l’uomo? Tutt’altro, sono di fondamentale importanza per lo sviluppo delle reti alimentari marine e quindi per tutti noi. Con il termine batteri identifichiamo genericamente tutti quegli organismi unicellulari di dimensioni comprese tra 0,2 e 2 micron (1 micron è 1 millesimo di millimetro), che non presentano un nucleo ma il cui DNA è distribuito nella cellula (procarioti). Tra i batteri ci sono moltissime specie - per ora gli scienziati ne hanno identificate più di 200 milioni! - e pertanto i procarioti hanno la diversità specifica più elevata al mondo. Ma qual è la loro funzione ecologica? I batteri rappresentano una connessione, un ponte. Nel mare viene dispersa molta materia organica: rifiuti alimentari, escrezioni, mute e altri elementi di scarto. La frazione più grande di questi scarti viene mangiata dagli organismi di maggiori dimensioni ma la parte più piccola, come le briciole sulle nostre tavole, andrebbe persa se non ci fossero i batteri a utilizzarla. Si tratta di uno degli ingranaggi essenziali della perfetta macchina di riciclo presente nel mare. I batteri sono capaci di “digerire” fuori dal loro corpo. Producono enzimi che, come piccolissime forbici, tagliano le particelle fino a renderle così piccole da poter entrare nella cellula batterica. In questo processo di sminuzzamento si liberano sali di azoto e di fosforo che vengono poi utilizzati dal fitoplancton. Come ponti connettono quindi il comparto dei rifiuti a quello dei produttori. Ma non è finita. I batteri sono comunque organismi e vengono predati da organismi eterotrofi più grandi. Più rifiuti, più batteri e quindi più alimento per i predatori. Ecco quindi un altro ponte tra il comparto dei rifiuti e quello dello zooplancton. E la rete alimentare così si organizza.

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