COCCOLITOFORI Fioriture “spaziali” Da sinistra a destra: Helicosphaera carterii, foto di Isabella Percopo, MOTax - RIMAR - SZN Coronosphaera mediterranea , foto di Isabella Percopo, MOTax - RIMAR - SZN Un altro gruppo di organismi fitoplanctonici dalle caratteristiche molto curiose sono i coccolitofori: queste alghe unicellulari sono racchiuse da un guscio protettivo detto coccosfera, costituita da una serie di piastre o scaglie di carbonato di calcio chiamate coccoliti. A seconda delle condizioni ambientali e del ciclo di vita della cellula, la coccosfera può variare di spessore e costituzione. Possiamo immaginare i coccolitofori come delle cellule sferiche di diametro compreso tra 5 e 100 micrometri, mentre i coccoliti di cui sono composti raggiungono al massimo i 25 micrometri. All’interno di questa microalga è possibile scorgere due cloroplasti marroni che, circondando il nucleo interno, svolgono la fotosintesi, anche grazie alla trasparenza del carbonato di calcio di cui è composto l’esoscheletro. I coccolitofori sono quasi esclusivamente marini e presenti in tutti gli oceani, dalla zona tropicale a quella subtropicale, e le loro fioriture sono così estese da poter essere osservate anche dallo spazio. La specie più comune è Emiliania huxley, una vera icona per questo gruppo di organismi. Per i ricercatori che studiano il cambiamento climatico, l’analisi dei coccolitofori risulta molto importante: colture in laboratorio hanno infatti evidenziato che questi microrganismi presentano una rapida crescita e i loro esoscheletri possono assorbire una notevole quantità di carbonio disciolto nell’acqua, andando così a mitigare l’acidificazione delle acque marine. Con la sedimentazione di questi organismi, anche il carbonio che hanno estratto dall’acqua viene infatti sottratto all’atmosfera e stoccato nei sedimenti, contribuendo in maniera significativa alla diminuzione dell’effetto serra. Per centinaia di milioni di anni, gli esoscheletri di queste cellule calcificate sono caduti sul fondo dell’oceano, formando spessi sedimenti composti da microfossili. Nel corso dei secoli questi sedimenti si sono compattati, si sono sollevati dal mare e sono stati erosi, formando scogliere di gesso. Miliardi di questi microfossili sono oggi conservati nelle pietre calcaree di cattedrali e piramidi.
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